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Volevo essere perfetto e invece sono peggio di prima

In un’epoca che persegue il mito del bello e dell’eterna giovinezza, lo specchio diventa spesso un nemico che costringe ad una lotta estenuante e compulsiva contro l’inestetismo, il difetto, i segni del tempo.

Volevo essere perfetto e, invece, sono peggio di prima”: questo l’amaro paradosso che può verificarsi in caso di danni da chirurgia estetica.

La chirurgia estetica ha l’obiettivo di correggere difetti fisici che, di regola, non provocano problemi funzionali al paziente ma che sono percepiti come fonte di disagio.

Per quella particolare branca della medicina che è la chirurgia estetica, il chirurgo estetico é soggetto ad un vero e proprio “obbligo di risultato”: il mancato raggiungimento del risultato promesso costituisce di per sé inadempimento, con conseguente responsabilità risarcitoria del medico.

Non solo. In alcuni casi l’intervento chirurgico, garantito come risolutivo, peggiora l’inestetismo invece che migliorarlo: si finisce, insomma, per essere peggio di prima.

La casistica dei danni da chirurgia estetica è varia: si va dagli eccessi di botulino che bloccano il viso o gonfiano eccessivamente le labbra, alle asimmetrie conseguenti ad interventi di mastoplastica additiva, fino a vere e proprie cicatrici evidenti.

La cicatrice è considerata come il danno più grave perché, nei peggiori dei casi, resterà come segno indelebile. Per il risarcimento di una cicatrice si ha riguardo innanzitutto a forma, dimensione e soprattutto sede: va da sé che le cicatrici sul volto sono le più gravi per le quali è previsto un risarcimento più alto. Possono influire anche coefficienti personali come l’età e l’attività lavorativa svolta (certe professioni si fondano sull’immagine e sul contatto col pubblico, si pensi ad una modella, una conduttrice televisiva o un’attrice).

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 17 maggio 2021

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