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Dipendenti rifiutano il vaccino: datore li mette in ferie forzate

Il Tribunale di Belluno ha affrontato il tema della necessità dei vaccini negli ambienti di lavoro: la vicenda ha inizio quando diversi operatori di una RSA rifiutano di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, quindi il medico del lavoro li ritiene non idonei al servizio che debbono prestare.

Il datore di lavoro, in base al principio della necessità di garantire un luogo di lavoro salubre, procede alla loro sospensione mettendoli in “ferie retribuite”.

A questo punto i dipendenti ricorrono all’autorità giudiziaria chiedendo di essere riammessi in servizio ma il Tribunale bellunese respinge le loro richieste, per diverse ragioni.

Per il giudice, infatti, il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità dei lavoratori e degli utenti.

Nel provvedimento evidenzia che è ormai nota l’efficacia del vaccino contro la Sars Cov2 al fine di contrastare il deflagrare della malattia e come il personale sanitario rientri tra le categorie di lavoratori che, proprio per il contatto diretto che hanno con le persone, deve essere vaccinato con priorità.

La loro permanenza nel luogo di lavoro, in condizioni evidenti di rischio per la loro incolumità e sicurezza, impone al datore di lavoro d’intraprendere le misure necessarie a tutelare la loro salute.

Fatte queste premesse, il giudice respinge il ricorso dei dipendenti ritenendo lecita la decisione del datore di lavoro di sospendere i dipendenti mettendoli in ferie forzate retribuite. Nel caso di specie, infatti, sul contrapposto diritto di scelta dei dipendenti in relazione al periodo più adatto per andare in ferie, prevalgono le esigenze del datore di lavoro, tenuto a rispettare le disposizioni volte a tutelare i propri dipendenti.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 28.03.2021

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