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Danno da vaccino: spetta un indennizzo

La psicosi da vaccino scatenata dalla pandemia rende più che mai attuale la riflessione sulla possibilità di ottenere un ristoro per il “Danno da vaccino”, sempre che vi sia correlazione tra la somministrazione e la patologia insorta.

La legge 210/1992 prevede che chiunque abbia riportato, a causa di una vaccinazione obbligatoria per legge o per ordinanza di un’autorità sanitaria italiana, lesioni dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato.

Le vaccinazioni per cui si ha diritto all’indennizzo sono quelle obbligatorie per legge o per ordinanza (pensiamo a quelle richieste per iscrivere a scuola i bambini), quelle richieste per motivi di lavoro, per incarichi d’ufficio o per accedere ad uno Stato estero, quelle richieste ai soggetti operanti in strutture sanitarie.

Il vaccino anti COVID, per ora, non rientra nel novero delle vaccinazioni obbligatorie ma si tratta di una vaccinazione altamente raccomandata, che diventa di fatto obbligatoria se si opera nel settore sanitario.

Già nel 2017 la Corte Costituzionale dichiarava l’incostituzionalità della legge 210/92 nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo per chi subisce un danno per il vaccino antinfluenzale.

Nel 2020 invece la Consulta ha esteso il diritto all’indennizzo anche a chi ha riportato un danno da vaccino facoltativo contro l’epatite A.

Il principio è il seguente: con l’indennizzo si ripaga a spese di tutti (lo Stato) un danno subito nell’interesse di tutti (tutela della salute pubblica). Così come previsto per il vaccino antinfluenzale e per quello contro l’epatite A, anche per il vaccino anti COVID il principio è lo stesso: se il singolo accetta una somministrazione facoltativa per il bene comune, l’eventuale danno sarà a carico dello Stato.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 26 aprile 2021

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