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Come sposare una donna musulmana senza convertirsi all’Islam

La legge coranica prescrive che la donna musulmana possa sposarsi soltanto con un uomo musulmano, dopo aver ricevuto il premesso scritto del padre.

Se il futuro sposo non soddisfa questo requisito, è richiesta la conversione all’Islam, adempimento che per un cristiano potrebbe essere difficile per motivi di fede e coscienza.

Per celebrare il matrimonio, il Comune italiano richiede il nulla osta all’ambasciata della donna che lo rilascerà solo se la donna sposa un musulmano o, nel caso sia un italiano, se il futuro sposo esibirà un certificato di conversione rilasciato dalla Moschea di Roma o da altre apposite strutture islamiche.

La legge italiana offre una via d’uscita per consentire all’uomo di sposare una donna islamica senza essere costretto ad una conversione non sentita, seguendo questa procedura: in assenza di nulla osta da parte del Paese d’origine della donna, il comune italiano redigerà un certificato di rifiuto ad effettuare le pubblicazioni di matrimonio per mancanza dei documenti necessari.

A questo punto si ricorre al Tribunale e si deposita un apposito ricorso.

Al fine del buon esito del ricorso, è opportuno allegare ai documenti una copia della legge islamica, con traduzione asseverata, che prescrive l’obbligo per la donna musulmana di sposare un musulmano, obbligo contrario al fondamentale principio dell’ordinamento italiano che difende la libertà di culto.

Considerato che la legge italiana difende la libertà di culto e rifiuta la conversione religiosa “obbligatoria”, il ricorso dovrebbe avere risultato positivo.

Quando il ricorso viene accolto, il Tribunale stabilisce che, data la particolare situazione, il matrimonio può avvenire anche senza la presentazione del nulla osta per la donna, ed ingiunge al Comune di effettuare immediatamente le pubblicazioni.

Il Comune dovrà quindi procedere secondo l’ordine del Giudice e sarà possibile la celebrazione delle nozze in italia, anche se il matrimonio non avrà valore legale nel Paese d’origine della donna.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 6 marzo 2017

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