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Il figlio abbandonato

Potrebbe sembrare una questione priva di attualità, una storia da romanzo di Dickens, ma il dramma dei bambini abbandonati – per scelta o per necessità – alla loro nascita è ancora oggi drammatico e diffuso: ne sono evidente dimostrazione i numerosissimi siti, forum e gruppi su Facebook che ruotano intorno al tema dei figli senza genitori.

In Italia esistono per legge due tipi di abbandono: quello morale e quello materiale. L’abbandono materiale si ha quando il figlio appena nato non viene riconosciuto né dal padre né dalla madre: ciò accade non soltanto quando il piccolo viene lasciato accanto al cassonetto dell’immondizia o, come accadeva una volta, davanti al convento delle suore, ma può avvenire anche in seguito al parto in una struttura ospedaliera. La legge, infatti, consente alla donna di partire in anonimato, e quindi di lasciare il piccolo alla struttura in seguito al parto. In questi casi vengono contattati i servizi sociali competenti per territorio e informato il Tribunale per i Minorenni affinché apra la procedura volta a dichiarare lo stato di abbandono e la conseguente possibilità di adozione da parte di una famiglia idonea. Il minore è anche abbandonato quando, pur essendo figlio legittimo o avendolo il genitore riconosciuto, non gli presti le cure necessarie; ciò accade quando il genitore non è in grado di far vivere il figlio in un luogo sano e adatto alla crescita, quando è dedito al consumo di sostanze stupefacenti o all’alcolismo o quando si trova affetto da grave malattia mentale invalidante. In questi casi si procede con la segnalazione ai servizi sociali (spesso è la scuola a farlo), che sono obbligati a intervenire. Sarà poi il Tribunale per i Minorenni a decidere quale sia l’interesse del minore: se restare con i genitori (coadiuvati da un educatore), essere collocato in una casa famiglia o essere dichiarato in stato preadottivo.

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