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Come cambia la giustizia ai tempi del Covid

Pandemia e lock down hanno contraddistinto quest’inizio del 2020 imponendo restrizioni e limitazioni che, un anno fa a quest’ora, sarebbero state inimmaginabili.

Preservare la salute é l’assoluta priorità ma come si coniuga questa esigenza con gli speculari interessi, economici, sociali e di giustizia del Paese?

Va da sé che la tutela giurisdizionale dei diritti non possa essere soppressa nemmeno in tempi di pandemia, cambierà – piuttosto – il modo di accedere alla giustizia.

Nella fase acuta dell’emergenza, ossia dal 9 marzo all’11 maggio 2020, la grande maggioranza dei procedimenti civili sono stati sospesi salvo che per le materie che impongono una trattazione urgente (cause in materia di alimenti, di interdizione delle persone incapaci, abusi o maltrattamenti infradomestici).

Dall’11 maggio in poi, la giustizia ha ripreso il suo corso: in questi tre mesi di Lock down il Governo, di concerto con il Consiglio Nazionale Forense, ha elaborato una serie di protocolli e linee guida per smaltire il carico giudiziario, seppur con le doverose cautele sanitarie.

Le udienze più semplici e “formali” oggi si possono fare in modo “figurato” ossia i Giudici si limitano a decidere a porte chiuse, previa breve trattazione scritta della materia del contendere da parte degli Avvocati.

Per quelle udienze che invece impongono un confronto vis-à-vis tra le parti, è possibile svolgerle con modalità telematica usando piattaforme quali Skype o Teams: in questo modo le parti, assistite dai rispettivi Avvocati, possono interloquire direttamente col Giudice dal computer.

L’emergenza pandemia si è rivelata dunque un’occasione per una profonda revisione del sistema giudiziario, reso più snello e informatizzato.

Dopo l’esperienza COVID nulla sarà più come prima: nemmeno il modo di accedere alla giustizia.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 1 giugno 2020

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