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Vax o No Vax: che succede se c’è disaccordo tra genitori e figli?

L’apertura della campagna vaccinale anche ai minori di 18 anni solleva spunti di riflessione sui casi di disaccordo in famiglia in merito al vaccino.

Oggi il vaccino anti COVID19 è una facoltà e non un obbligo che risponde in parte a logiche di responsabilità sociale, in parte ad istanze più “egoistiche” (es: l’ottenimento del Green Pass per spostarsi liberamente).

I figli, soprattutto adolescenti, sono tra i più penalizzati dalla pandemia: le restrizioni da COVID hanno negato loro socialità e condivisione; per gli adolescenti, dunque, la vaccinazione può rappresentare anche la possibilità di recuperare la propria normalità, tornando ad incontrarsi e socializzare.

Chi decide se un minore può essere vaccinato?

Se i genitori non sono d’accordo?

E se invece è il minore a voler essere vaccinato contro l’opinione di genitori no vax?

Fino ai 18 anni la scelta di vaccinare, in quanto scelta sanitaria, deve essere presa insieme da entrambi i genitori o, se mancano i genitori, dal tutore che esercita la responsabilità genitoriale.

Ciò significa che il minore non ha voce in capitolo?

No, perché le convenzioni internazionali, oltre al codice civile italiano, impone l’obbligo di dare ascolto al minore che ha compiuto i 12 anni e “anche di età inferiore se capace di discernimento”.

Il minore che vuole vaccinarsi potrebbe dunque attivare il servizio sociale territoriale o la procura minorile per richiedere l’apertura di un procedimento avanti il Tribunale per i minori ove verrà nominato un curatore speciale che sosterrà l’istanza del figlio contro i genitori. Se c’è contrasto tra i genitori, sia tra coppie unite che tra separati o divorziati, si può ricorrere al Tribunale ordinario: il giudice può sospendere momentaneamente la capacità genitoriale del genitore non vax ove non conforme all’opinione scientifica dominante.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 19 luglio 2021

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