logo

Un matrimonio pieno di pugni, violenza domestica

Violenza domestica

Gelosia o sbronza, tormentate frustrazioni personali o sadismo latente, disturbi della personalita’ o un attimo di crisi. Spesso diventano aggressione, botte, poi talore suppliche di perdono, salvo ricominciare. Il sondaggio di Ipsos-Explorer pone al quarto posto nella dolente graduatoria dei motivi di rottura della coppia (dopo tradimento, fine della stima e scarso tempo trascorso insieme) proprio la violenza domestica. L’ha affermato il 28% del campione di intervistati.

Un dato forte, tanto che gli esperti annotano sotto la tabella: «Un fenomeno che emerge in maniera inaspettata per un paese civile». Sembra impossibile. Invece basta riaprire giornali recenti, ricordare il caso della giovane di Airasca (seconda cintura di Torino) ammazzata dal suo uomo: trovarono un diario-testamento dove raccontava esattamente che cosa le sarebbe accaduto. Tra paure, ritrosie e speranze, talora altrui cecita’, questo tipo di violenza emerge quasi soltanto quando la soglia di tolleranza va in frantumi.
Ma è realtà, una realtà che, tradotta in percentuali, lascia perplesso per un attimo anche il professor Francesco Monaco, direttore della Clinica Neurologica dell’Universita’ del Piemonte Orientale e presidente del Forum delle Associazioni familiari del Piemonte. Quindici anni fa Monaco denunciava su questo giornale «l’inferno privato delle famiglie». Quindici anni dopo, commenta: «L’impatto con i numeri ti fa pensare che andiamo peggio. Spero sia soltanto l’effetto di una maggiore coscienza, di uno svelare di più.
Esistevano ed esistono situazioni portatrici di violenza. La prima e’ l’alcolismo, seguito dalla droga, poi ci sono soggetti con diversi disturbi comportamentali, border line socialmente inseriti, ma che all’interno del nucleo sviluppano ansie e reazioni piu’ forti. E accanto alla predominanza della violenza maschile, crescono gli episodi di quella femminile, verso i figli in genere, perche’ cresce l’alcolismo femminile». E il costante aumento di consapevolezza, di riscoperta di dignita’ spiega «cifre cosi’ elevate» secondo Giulia De Marco, presidente del Tribunale per i Minorenni di Torino: «Se distinguiamo le violenze in casa, noi ci accorgiamo che quelle sui minori, anche al di la’ degli abusi sessuali, ci arrivano in grandissima parte da segnalazioni fuori dalla famiglia, da scuole, ospedali, assistenti sociali. E se quelle fra marito e moglie si riversano su consultori, avvocati e tribunali civili, noi scopriamo tutta la parte che riguarda le coppie di fatto: sono le donne a venire da noi e chiedere l’affidamento dei bambini quando vogliono troncare quella relazione». E quello che si sente in questi uffici e’ una minore sopportazione femminile, un rialzare la testa, un riacquistare dignita’ e senso di protezione per i piu’ piccoli: «Una volta tacevano e portavano i segni, magari fingendo una caduta delle scale, come facevano per i bambini picchiati. Ora no. Anche perche’ sanno che esistono, oltre agli uffici giudiziari, anche luoghi dove essere inserite con i figli. Allora, piu’ che aumentare il fenomeno, aumenta la visibilita’». Comunque, dalla ribellione a una denuncia o alla separazione passa tempo. LAURA GAETINI, avvocato matrimonialista a Torino, cosi’ rilegge cio’ che ha ascoltato nello studio legale e in consultorio: «Nella coppia sposata le violenze vengono denunciate molto tardi rispetto a quando avvengono. Si arriva alla separazione perche’ gli episodi violenti sono ormai una consuetudine. Nella donna che subisce e non denuncia c’è dapprima un ”senso di vergogna”, vergogna verso il mondo intorno di ammettere che il suo compagno e’ capace di tali azioni. Allora le maschera con scuse». Ma ci sono altre paure: «C’è il terrore di una persona che potrebbe diventare ancora piu’ aggressiva, magari con i bambini. C’e’ l’angoscia di non trovare aiuto nelle istituzioni. C’e’ il senso di vergogna per la separazione, vista come fallimento, soprattutto dalle famiglie di origine». Accadono rinunce terribili: «Si arriva a subire perche’ non si hanno possibilita’ economiche per andare altrove. Per una donna debole che ha trovato stabilita’ nel matrimonio, il marito, anche se violento, è un riferimento, addirittura un appoggio, di fronte al timore di non saper ricostruire altrove una vita». Si è parlato di alcol, droga, disturbi mentali. La dottoressa De Marco aggiunge incomprensioni in coppie miste, incrocio fra culture lontane. Il professor Monaco individua, comunque, nella droga meno costosa, cioe’ l’alcol, la spinta piu’ diffusa, spesso inserita su disturbi psichici. L’avvocato GAETINI avverte: «L’esperienza giudiziaria e quella di consultorio ci conferma che gli episodi sono piu’ frequenti, in percentuale, nelle classi piu’ disagiate. Ma l’uomo violento, per le piu’ diverse ragioni, appartiene indifferentemente a tutti i ceti».

Pubblicazione: 08-08-1999, STAMPA, NAZIONALE, pag.18

Sezione: Societa’ e Cultura
Autore: NEIROTTI MARCO

Comments are closed.