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Test di paternità “fai da te”: un kit a domicilio per rispondere ad un dubbio atavico

La paternità biologica non è più un segreto da quando la medicina ha approfondito lo studio del DNA e da quando i mass media hanno reso popolari i tests di paternità presentandoli come semplici, rapidi, infallibili.
Ma ogni medaglia ha il suo rovescio: se da un lato la scienza difende la cd. “verità di sangue”, dall’altro la pronta accessibilità di questi tests genetici incoraggia indagini svolte per pura curiosità in vista di una facile risposta al più atavico dei dubbi.

Mossi dal sospetto “sarà davvero figlio mio?” sono tanti, e in costante aumento, gli uomini che su Internet si rivolgono a laboratori privati che offrono “test di paternità a domicilio” inviando direttamente a casa dell’interessato un kit fai da te munito di istruzioni.
E’ una prassi pericolosa sia dal punto di vista giuridico che etico-deontologico.
Sotto il profilo giuridico non si garantisce l’effettivo consenso dei soggetti coinvolti, perché il materiale biologico potrebbe essere raccolto all’insaputa del soggetto o l’autorizzazione al trattamento dei dati personali potrebbe venire firmata da persona diversa dal loro titolare.
Sotto il profilo etico-deontologico questo genere di prassi prevede il recapito direttamente a casa del risultato del test, con una fredda e asettica busta, lasciando l’interessato completamente abbandonato a se stesso nell’apprendimento di una verità scomoda che potrebbe sconvolgere la sua vita irreversibilmente.
Il boom dei tests genetici svolti fuori dagli ospedali, senza alcun controllo, rischia di trasformare gli accertamenti di filiazione in una giungla.
I dubbi sui legami di sangue sono questioni delicate su cui non dovrebbero speculare siti Internet o farmacie.
Urge dunque che il legislatore disciplini il fenomeno.

Articolo pubblicato su ECO DI BLIELLA dell’8 dicembre 2014

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