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Se ci si separa, chi resta nella casa coniugale?

Separazione casa coniugale

“La casa è dove si trova il cuore”, diceva già duemila anni fa il filosofo romano Plinio il Vecchio. Ed è per questo suo importante valore affettivo e simbolico che la casa coniugale – ovvero il luogo in cui vive la famiglia – è spesso oggetto di contesa tra i coniugi in caso di separazione o divorzio.

L’assegnazione della casa ha un grande significato economico ed emotivo nella contesa tra i coniugi, e non c’è dubbio che il doverla lasciare provochi un grave disagio, speculare al “trionfo” di chi vi resta. La scelta di attribuire la casa all’uno o all’altro dei due coniugi prescinde dalla proprietà dell’abitazione stessa, e dev’essere fatta nell’esclusivo interesse dei figli: la casa andrà quindi a colui che resta a vivere in modo prevalente con i figli – minorenni o, seppur maggiorenni, non ancora economicamente autosufficienti. La legge, in questo modo, privilegia l’interesse dei figli a continuare a vivere nel luogo in cui sono cresciuti, permettendo loro di mantenere le abitudini di vita di sempre anche dopo la separazione dei genitori. Per questo con “casa familiare” non si intende solo l’immobile spoglio, ma l’habitat domestico complessivamente considerato, comprensivo dei beni mobili, degli arredi, delle suppellettili, degli elettrodomestici e dei servizi. In tal modo si vuole evitare ai bambini e ai ragazzi, già sofferenti per la disgregazione del proprio nucleo familiare, di cambiare abitazione e trovarsi di conseguenza in un ambiente estraneo; è una sorta di protezione data ai minori attraverso la garanzia di continuare a vivere nel medesimo luogo. Il luogo dove, malgrado tutte le difficoltà, si trova il loro cuore…

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 12 agosto 2013

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