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Risarcimento esemplare per la baby squillo: niente soldi ma libri di letteratura

Lei, la baby prostituta aveva chiesto all’uomo che ne aveva abusato sessualmente in cambio di denaro, un risarcimento per danni morali di 20.000 euro.

Si tratta di un abuso sessuale compiuto da un uomo adulto su una ragazza di 15 anni indotta alla prostituzione dalla madre, ora condannata a scontare 6 anni di carcere.

Il giudice del Tribunale di Roma, con una sentenza straordinaria e senza precedenti, ha inflitto all’uomo 2 anni di carcere senza condizionale e per la giovanissima ragazza ha disposto un risarcimento non in denaro, ma in 30 libri di letteratura femminile.

Libri scritti da donne di straordinaria grandezza quali Hanna Arendt, Natalia Ginzburg, Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, donne che con le loro parole hanno lasciato un segno sull’identità femminile, sull’emancipazione e sulla dignità delle donne.

In fondo la condanna al risarcimento in denaro non avrebbe fatto altro che perpetrare la prostituzione: l’affaire delle baby squillo si sarebbe risolto tutto con la solita questione di soldi, tra l’altro gli stessi soldi per avere i quali la ragazzina si prostituiva.

Il Giudice, invece, ha valutato che il denaro non avrebbe arricchito moralmente la quindicenne mentre il danno morale avrebbe potuto essere risarcito leggendo almeno qualcuno di quei 30 libri, poiché i libri restituiscono una coscienza e riabilitano gli smarriti.

E’ vero che quei libri avrebbe potuto anche leggerli lui, ma in questo caso la lettura dei romanzi sarebbe stata comminata a titolo di condanna anziché di risarcimento.

E’ la prima volta che il risarcimento si sottrae alla forma simbolica del denaro per misurarsi con un’altra ricchezza: quella della sapienza, della signoria, della dignità e del decoro del genere femminile.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 10 0ttobre 2016

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