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Qual è il prezzo di una reputazione compromessa?

Diffamare qualcuno non è solo un reato ma anche un illecito civile.

Le nuove frontiere della tecnologia, come Facebook e Twitter, hanno agevolato la commissione di vecchi reati attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti: i cd. mezzi di comunicazione di massa.

A ben pensarci, una dichiarazione diffamatoria messa su Internet alla mercé di tutti, può avere un contenuto lesivo più intenso rispetto alla tradizionale diffamazione via stampa: le notizie postate sul Web possono essere ri-pubblicate all’infinito, raggiungere un numero illimitato di persone in ogni parte del mondo.

Ma qual è il prezzo di una reputazione compromessa?

Essendo l’onore e la dignità dei beni immateriali, è difficile monetizzarli e dar loro un valore economico.

Finora la quantificazione del risarcimento è sempre stata un’incognita, variabile da caso a caso: i giudici infatti liquidavano il risarcimento con valutazione equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c.

Questo, ovviamente, ha comportato grandi disparità a seconda della sensibilità del singolo giudice e degli orientamenti giurisprudenziali nelle diverse Regioni.

Allo scopo di proporre criteri oggettivi per la liquidazione, l’Osservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Milano ha aggiornato le tabelle per il risarcimento del danno non patrimoniale indicando 5 tipologie di gravità della diffamazione.

Si parte dalla diffamazione di tenue gravità con risarcimento da 1.000 a 10.000 € (offesa tenue e personaggi non noti), quella di modesta gravità da 11.000 a 20.000 €, poi di media gravità da 21.000 a 30.000 € (diffamante mediamente noto), quella di elevata gravità da 31.000 a 50.000 €, infine quella di eccezionale gravità con risarcimento oltre i 50.000 € quando i soggetti coinvolti sono noti e si sono utilizzati mezzi di comunicazione di elevata diffusione.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA  11 marzo 2019

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