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Proposta di legge Pillon: cosa potrebbe cambiare sulla casa coniugale?

La proposta di legge del Senatore Pillon prevede alcuni rilevanti modifiche normative nel settore del diritto di famiglia, tra cui una nuova disciplina della casa coniugale in caso di separazione o divorzio.

Cosa potrebbe accadere, quindi, alla casa familiare, da sempre al centro di accese dispute e dibattiti tra coniugi e conviventi?

Se la proposta diventerà legge, non sarà più possibile restare nella casa coniugale di proprietà dell’altro: le questioni relative all’assegnazione della casa familiare saranno risolte in base alle norme vigenti in tema di proprietà e comunione.

In sintesi, il genitore che non sia proprietario, o titolare di un diritto di usufrutto o di abitazione, non potrà continuare a risiedere nella casa familiare.

Nel caso in cui questi venga autorizzato a risiedervi, dovrà comunque versare al proprietario dell’immobile un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato.

I figli avranno un doppio domicilio presso ciascuno dei genitori e manterranno la residenza nella casa familiare.

Qualsiasi trasferimento del minore, non autorizzato in via preventiva da entrambi i genitori o dal giudice, andrà ritenuto contrario al suo superiore interesse e dunque privo di ogni effetto giuridico. Sarà compito delle autorità di pubblica sicurezza, su segnalazione di uno dei genitori, adoperarsi per ricondurre immediatamente il minore alla sua residenza, qualora sia stato trasferito senza il consenso di entrambi o senza l’autorizzazione del giudice.

A parte altri discutibili aspetti della proposta di legge complessiva, questa norma ha il pregio di arginare le possibili condotte di sottrazione di minori di un genitore ai danni dell’altro.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 15 ottobre 2018

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