logo

Patti chiari, matrimonio lungo?

Madonna e Guy Ritchie, Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones: tante le coppie dello Star System che cedono alla tentazione di regolare minuziosamente ogni aspetto, anche il più intimo, dell’esperienza matrimoniale.
Si parla di “prenuptial agreement”, accordi prematrimoniali, con cui i futuri coniugi disciplinano consensualmente tutti i risvolti della vita a due: rapporti patrimoniali, assegno di mantenimento in caso di separazione,“penali” per eventuali adulteri, addirittura il numero dei rapporti sessuali.

La normativa italiana ha sempre guardato con diffidenza questi accordi che snaturano lo spirito romantico del matrimonio trasformandolo in un freddo e cinico contratto.
I patti prematrimoniali, infatti, vanno ad incidere su diritti indisponibili come la libertà di scelta, attraverso la commercializzazione dello status matrimoniale con la previsione di un “prezzo” per il consenso allo scioglimento dell’unione coniugale o, al contrario, prevedendo “sanzioni economiche punitive” in caso di richiesta di divorzio, limitando così la libertà di porre fine al matrimonio. Predeterminando l’entità dell’assegno, inoltre, si danneggerebbe il coniuge economicamente più debole, che rinuncerebbe a monte al suo diritto di difesa in giudizio.
Con tre sentenze a partire dal 2012, però, la Cassazione si è mostrata possibilista lasciando entrare l’autonomia contrattuale negli angusti ambiti del diritto di famiglia.
Seguendo questa linea, i relatori della recente riforma sul divorzio breve hanno presentato un disegno di legge sui patti prematrimoniali ponendo l’accento sull’utilità di regolare i rapporti patrimoniali nella più distesa fase “fisiologica” del matrimonio, anziché in quella “patologica” della crisi coniugale, quando ormai dispetti e rivendicazioni ingombrano gli animi dei litiganti, oltre alle aule dei Tribunali.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA del 18 maggio 2015.

Comments are closed.