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Padri separati in rovina

Quella dei padri separati costretti a vivere in condizioni economiche precarie non è una leggenda ma purtroppo una triste realtà sempre più diffusa. Nonostante la vigenza del principio di legge secondo il quale il coniuge più debole dovrebbe percepire un assegno che gli permetta di mantenere il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, di fatto la famiglia che si separa sicuramente s’impoverisce.

Evidentemente la norma non aveva fatto i conti con la vita reale; infatti non è possibile mantenere lo stesso tenore di vita dovendo affrontare il doppio delle spese, mantenendo due abitazioni, con tutti i duplicati gli esborsi conseguenti.
Naturalmente se due genitori sono ragionevoli, faranno di tutto per venirsi incontro mettendo al primo posto il benessere dei figli. Ma purtroppo nella prassi spesso accade il contrario e l’obiettivo del benessere dei figli è perso di vista.
Se un padre, unico produttore di reddito, cessa o ritarda il versamento dell’assegno per la moglie o per i figli, crea un gravissimo disagio, ingenerando un grande senso di incertezza e diprecarietà.
Al contrario assistiamo a situazioni opposte nelle quali i padri non avendo affatto desiderato la separazione, sono comunque costretti a lasciare l’abita –
zione coniugale e magari a continuare a pagare il mutuo.
Sommando tale spesa a quella della locazione per una loro abitazione, al contributo al mantenimento, alle spese straordinarie per i figli possono contare a fine mese su somme ridottissime, al limite della sopravvivenza.
Proprio per sopperire alle necessità dei padri che a causa della separazione diventano indigenti, molto comuni stanno mettendo a disposizioni abitazioni con canoni di locazione convenzionati, proprio per cercare di restituire un po’ di dignità ai membri di quelle famiglie che a causa della separazione sono finiti letteralmente in rovina.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 13 gennaio 2014

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