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Marito rimasto impotente dopo l’operazione medica? La moglie ha diritto al risarcimento

La sessualità, si sa, è un aspetto importante nella vita di coppia.

Per questo motivo la Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ad una moglie il cui marito è rimasto impotente dopo un’operazione in ospedale.

Il marito, infatti, si è sottoposto ad un intervento chirurgico che ha comportato una “impotentia coeundi”, ossia un’incapacità di compiere l’atto sessuale (così chiamata per differenziarla dalla “impotentia generandi” che indica invece la sterilità, cioè l’impossibilità di concepire).

La particolarità del caso di specie é che, durante la causa di accertamento della responsabilità medica, è emerso che l’operazione chirurgica è stata eseguita senza alcuna colpa da parte dell’équipe incaricata.

Perché dunque è stato riconosciuto il diritto al risarcimento?

Perché i sanitari, pur eseguendo correttamente l’intervento chirurgico, sono stati inadempienti ad un’altra obbligazione: quella di raccogliere un consenso informato.

Pur avendo correttamente eseguito l’operazione, i sanitari non hanno adeguatamente informato il paziente circa la possibile compromissione della sua sfera sessuale quale esito nefausto dell’intervento.

Il marito pertanto, non correttamente informato, ha acconsentito all’operazione ma senza ponderare le conseguenze cui sarebbe andato incontro.

Tanto basta, a parere della Corte, per riconoscere il diritto al risarcimento del danno anche nei confronti della moglie.

Il mancato adempimento da parte dei sanitari ai loro obblighi informativi, infatti, ha determinato conseguenze riflesse anche sulla relazione di coppia, privando la moglie del paziente di un aspetto importante e caratterizzante il rapporto coniugale, collegato ai diritti e obblighi sanciti dall’art. 142 c.c.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 29 Novembre 2018

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