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Lo stalking: quelle persecuzioni angoscianti spacciate per amore

Lo stalking

Che sia l’ex fidanzato, l’ex marito o uno spasimante respinto, quando si parla di stalking (dall’inglese “to stalk” letteralmente “fare appostamenti ad una preda”) non si parla mai di amore.
Lo stalker non vede la sua vittima come una persona, ma come un oggetto che gli appartiene, una “cosa” che vorrebbe possedere a tutti i costi.
Sono tante, troppe, le donne vittime di questo subdolo fenomeno: da Nicole Kidman a Madonna, da Jodie Foster a Catherine Spaak.
In Italia Michele Hunziker, dopo essere stata perseguitata per anni dal suo stalker, ha fondato l’associazione Doppia Difesa che sostiene le vittime di violenza

Ciò che preoccupa è che oggi lo stalking non è più un fenomeno circoscritto agli ambienti “VIP” attuato da fans un po’ troppo fanatici, ma colpisce le persone più comuni: dal ragazzo che bombarda di sms l’ex fidanzatina, dal coniuge separato o divorziato che non si rassegna a vedere la sua ex in compagnia di altri uomini, fino al collega di lavoro che non accetta di vedere respinte le proprie avances.
Sotto il profilo normativo in Italia nel 2009 è stato introdotto il reato di “atti persecutori” che punisce il molestatore con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.
Lo stalking può inoltre costituire un illecito civile oggetto di risarcimento del danno esistenziale. La vittima dello stalker, infatti, è costretta a modificare in peggio le proprie abitudini di vita, cambiando numero telefonico, serratura della porta, residenza, lavoro, per il terrore di imbattersi nel suo persecutore.
Al di là del doveroso intervento legislativo, per combattere lo stalking è in primo luogo necessario un cambiamento culturale: insegnare fin da giovani che l’amore è innanzitutto libertà e non va confuso con le più meschine forme del possesso, della sopraffazione e del desiderio di controllo.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 16 marzo 2015

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