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L’Italia non protegge una donna dalle violenze domestiche: condanna da Strasburgo

L’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per non aver saputo proteggere una donna dalle violenze domestiche del marito.

Le violenze sono addirittura degenerare in un tentato omicidio della moglie e nella morte del figlio, accoltellato dal padre mentre cercava di salvare la mamma.

Nell’Affaire Talpis vs Italy, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per aver lasciato impunita tale violenza.

Nel 2013, in provincia di Udine, una donna aveva più e più volte denunciato il marito violento. La furia omicida si scatenò proprio dopo che la signora aveva chiesto l’aiuto delle forze dell’ordine.

La Procura della Repubblica aveva aperto un’inchiesta poi archiviata e la donna era stata accolta in una struttura protetta da cui pochi mesi dopo era stata allontanata per mancanza di fondi per pagarne l’assistenza.

I giudici hanno riconosciuto alla vittima 30.000 € di danni morali.

La Corte Europea ha condannato l’Italia per l’eccessiva lentezza nell’offrire tutela contro le violenze domestiche: le autorità italiane hanno di fatto vanificato la denuncia della donna, creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi della violenza, degenerata addirittura nel tentato omicidio della moglie e nella morte di suo figlio.

In particolare l’Italia avrebbe violato alcuni articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: l’art. 2 sul diritto alla vita, l’art. 3 sul divieto dei trattamenti inumani e degradanti e l’art. 14 sul divieto di discriminazione.

Questa condanna esemplare valga come monito affinché il nostro Paese non permetta più il ripetersi di tali casi di denegata giustizia.

La legge dovrebbe infatti garantire una tutela cautelare rapida ed efficace per prevenire il deflagrare della violenza, prima che sia ormai troppo tardi.

 

Articolo pubblicato da ECO DI BIELLA 13 marzo 2017

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