logo

La fede al dito? Sempre meno.
Uno sguardo alle statistiche dell’Istat

Sempre meno italiani si scambiano il fatidico “sì” davanti all’altare e, se proprio lo fanno, non scelgono l’altare ma preferiscono il Comune.

Parallelamente le convivenze sono aumentate, crescendo di dieci volte dal 1993 e superando oggi la cifra di un milione.

Alla base di questi fenomeni ci sono molteplici ragioni: da fattori economici connessi agli elevati costi dei matrimoni, a fattori culturali legati al principio di laicità dello Stato e al pluralismo delle concezioni morali che hanno portato un generale cambiamento di mentalità.

Sicuramente il matrimonio appare come la formalizzazione di un impegno reciproco dai contorni più ufficiali e vincolanti che non la semplice convivenza.

Basti pensare che oggi circa un bimbo su quattro nasce da genitori non coniugati, potendo fruire – grazie all’evoluzione del nostro diritto di famiglia – di pari diritti e opportunità rispetto ai figli nati da coppie sposate.

Si può allora osservare che il fondamento del rapporto di filiazione si sia spostato dal matrimonio alla procreazione, così che adesso è il concepimento – e non più il vincolo coniugale – a costituirne il presupposto.

Se fino a mezzo secolo fa si era genitori in quanto coniugi, oggi si è genitori in quanto si è scelto di riprodursi, eventualmente anche per mezzo di tecniche di procreazione assistita.

E’ evidente, in fondo, che genitori lo si è per tutta la vita mentre coniugi si può smettere di esserlo in qualsiasi momento: basti pensare che a fronte di 189.765 matrimoni celebrati in Italia, le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335.

Presumibilmente nei prossimi anni questi dati saranno in ulteriore crescita, se si considerano le recenti riforme legislative introduttive del cd. “divorzio breve” e della facoltà di separarsi con la negoziazione assistita da avvocati.

 

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 23 Novembre 2015

Comments are closed.