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Introduzione

L’idea dello sviluppo sostenibile, che nasce e si sviluppo nell’ambito delle scienze sociali, riflette delle dimensioni sociali e politiche molto importanti.
Attualmente il nostro pianeta soffre di gravi problemi ambientali, che non interessano solo una singola nazione, ma il sistema Terra nel suo complesso, considerando che esso è composto di varie parti interdipendenti fra loro.
Tali problemi sono certamente riconducibili al modo con cui l’uomo vive e produce le sue risorse, intaccando in modo significativo i cicli bio-geochimici della biosfera e, di conseguenza, provocando delle piccole o grandi catastrofi ambientali.
Tutto ciò è aggravato dalle difficili relazioni fra i Paesi produttori e quelli consumatori, fra i detentori di materie prime e i detentori di know how, fra gli Stati ricchi di un patrimonio incontaminato e gli Stati inquinatori.
Occorre partire da una premessa fondamentale e cioè che la Terra consiste in un sistema finito, che, in quanto tale, implica dei limiti nel suo sfruttamento; mi riferisco a limiti territoriali, a vincoli nell’assorbimento dei rifiuti e delle sostanze inquinanti, vincoli che limitano l’aumento indiscriminato della popolazione e, soprattutto, a quelli che devono necessariamente regolamentare la produzione. Basti pensare che un aumento della popolazione comporta un bisogno maggiore di cibo, per il quale si richiede un aumento di produzione, che in molti casi comporta l’impoverimento dei suoli, l’erosione, l’inquinamento delle falde o la deforestazione, allo scopo di ottenere nuovi campi vergini da coltivare.
I vincoli definiscono la carryng capacity del pianeta, vale a dire la capacità di sostenere la popolazione e gli altri esseri, vegetali e animali, di cui l’uomo e la natura hanno bisogno per sopravvivere.
Tutto questo capitale naturale, di cui fanno parte l’aria, la terra, i fiumi, i mari, le foreste e gli animali, che l’uomo ha ricevuto in prestito e che costituisce un patrimonio di biodiversità, deve essere assolutamente tutelato e garantito anche per le generazioni future.
Infatti, il progresso tecnologico, che ha indiscutibilmente migliorato le condizioni di vita di gran parte della popolazione mondiale, ha purtroppo costretto il nostro pianeta ad un grave degrado ambientale.
In questa chiave si comprende la necessità di uno sviluppo sostenibile, ovvero di uno sviluppo capace non solo di soddisfare i bisogni del presente, senza compromettere le capacità delle generazioni future di soddisfare i propri, ma anche di difendere la biodiversità e di opporsi alla globalizzazione dei mercati.
La tutela ambientale ha, per sua stessa natura, un “carattere trasversale”, in altre parole coinvolge non solo gli apparati pubblici addetti alla tutela degli ecosistemi, ma anche quelli responsabili della cura degli interessi strettamente economici.
Il concetto di sostenibilità si è diffuso maggiormente negli anni ’80 nell’ambito delle Nazioni Unite, dove si cominciò a prendere coscienza che lo sviluppo, legato al concetto di crescita economica, aveva alterato profondamente i processi ecologici di base, provocando una situazione di profonda insostenibilità con il sistema naturale nel suo complesso.
Infatti, se da un lato la crescita economica aveva permesso il raggiungimento di un soddisfacente livello di abbondanza e benessere, dall’altro essa ha minato in modo significativo le basi rigenerative e le capacità assimilative dell’ambiente, che nei paesi più poveri si è dimostrata sempre più causa di povertà e scarsità.

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