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Il “divorzio per direttissima”: facciamo il punto della situazione

divorzio per direttissima

Con il primo sì della Commissione Giustizia del Senato, il Parlamento prende posizione sul disegno di legge relativo al tanto chiacchierato “divorzio breve”, aprendo le porte anche al cosiddetto “divorzio immediato”.
Sono argomenti eticamente sensibili dove districarsi tra le ragioni del cuore, del diritto e della morale rischia di mandare in cortocircuito la nostra classe politica che sul tema minaccia di spaccarsi.
Ma vediamo di fare chiarezza su queste nuove norme incandescenti.

Una delle più controverse novità del disegno di legge riguarda il cd. “divorzio per direttissima”: in assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o figli di età inferiore ai 26 anni economicamente non autosufficienti, i coniugi possono chiedere immediatamente con ricorso congiunto al magistrato lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso, senza attendere la fase di separazione.
Per coniugi senza prole o con figli adulti già capaci di provvedere a sé stessi, quindi, il divorzio diventa lampo sicché la decisione di rompere il matrimonio si fa facile, forse troppo facile.
Per tutti gli altri casi il progetto di legge accorcia comunque i tempi della fase di separazione, fino ad ora fermi a 3 anni: se vi è separazione giudiziale il termine si ridurrebbe a 12 mesi, nel caso di separazione consensuale invece 6 mesi.
Anche sotto il profilo economico ci sono novità: se i coniugi decidono consensualmente di dirsi addio la comunione dei beni si scioglierà non appena il giudice autorizzerà la coppia a vivere separata.
E’ una riforma rivoluzionaria che dovrà essere adeguatamente ponderata onde evitare l’anarchia nella regolamentazione giuridica della crisi del matrimonio e la spaccatura politica a Palazzo Madama..

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 24 novembre 2014

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