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Donazioni tra fidanzati miliardari per regalare un Picasso serve il notaio

Niente cioccolatini o rose rosse: quando la coppia è particolarmente facoltosa, come quella di Giuseppe Gazzoni Frascara (imprenditore dell’omonima azienda madre dell’idrolitina) e Katherine Price (ultima lady Mondadori), a Natale sotto l’albero si trova un Picasso, un Klimt o diamanti da 13 carati.

La coppia, dopo 10 anni di convivenza, si è lasciata nel 2005 e in questi ultimi 10 anni ha sostenuto una battaglia legale in stile Guerra dei Roses: lui per recuperare i regali da capogiro, lei per cercare di tenerseli.

La Cassazione, con la recentissima sentenza n. 18280/2016 ha dato ragione alla Price che può tenersi i gioielli e la “pinacoteca” ma ad eccezione del Picasso, che la fidanzata ha venduto per oltre 600 mila euro e di cui ora deve restituire il valore.

Qual è il discrimine?

I gioielli e le sculture, per quanto costosi, sono stati qualificati come “liberalità d’uso” (al pari, per intenderci, di un regalo di Natale) che, ai sensi dell’art. 770, 2° comma, c.c. non costituisce “donazione” in senso stretto e dunque non richiede la forma solenne: per qualificare simili doni come mere “liberalità d’uso” si è considerata la speciale condizione economica del Gazzoni e l’elevatissimo tenore di vita della coppia.

Per un Picasso da 600.000 €, invece, la Cassazione ha escluso si trattasse di un «semplice» regalo come gli altri, perché il quadro donato insieme a un brillante da 13 carati per “fare pace” dopo uno screzio, costituisce ingente depauperamento del patrimonio del donante e pertanto richiede la forma dell’atto pubblico notarile alla presenza di due testimoni ai sensi dell’art.782 c.c.

Insomma, un cadeau da mezzo milione di euro, non può passare tra le mani così come un mazzo di rose ma serve un notaio che illustri al magnate innamorato i rischi di tale depauperamento.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 3 Ottobre 2016

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