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Convivere senza sposarsi: quali tutele? Ecco che fare.

Oggi in Italia l’unica forma di convivenza completamente tutelata è quella matrimoniale: infatti la nostra legge regola soltanto il matrimonio (“coniugio”) e mai la convivenza, anche se molti sono stati i progetti di legge sull’argomento.

Per dare e ottenere tutela anche il celebre rocker Vasco Rossi ha deciso di unirsi in matrimonio con Laura, la sua compagna di vita. In un’intervista rilasciata a “La Repubblica” riferisce di non credere affatto nel matrimonio ed anzi di considerarlo “una grande sconfitta per le mie convinzioni”, ma “una scelta necessaria per dare a Laura gli stessi diritti dei miei tre figli”. La coppia era unita da 25 anni e la scelta di convolare a nozze fu dovuta alla volontà di proteggere la propria compagna in futuro; per l’attuale normativa la tutela può derivare soltanto dal matrimonio. Nell’attesa che il legislatore provveda a regolamentare tali rapporti, allineandosi peraltro anche alla normativa degli altri paesi europei, come possiamo fare per proteggere il partner nonostante l’assenza del matrimonio? Nessun diritto ereditario spetta al compagno: tuttavia è possibile intestargli dei beni o indicarlo quale beneficiario di una polizza assicurativa sulla quale siano depositati i propri risparmi, sempre nei limiti della quota disponibile ovvero senza ledere i diritti degli eredi legittimi. Senza raggiungere il medesimo risultato che si ottiene con il matrimonio, tuttavia è possibile porre in essere contratti o accordi che in qualche modo ne riproducano alcuni degli effetti. Quando ai figli delle coppie non unite in matrimonio, essi hanno gli stessi diritti dei figli nati da genitori sposati: quindi coniugati o conviventi hanno tutti l’obbligo di istruire, mantenere educare i propri figli, senza alcuna distinzione.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 7 luglio 2013

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