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Conclusioni

Risulta molto difficile presentare delle vere e proprie conclusioni, in quanto lo sviluppo sostenibile non permette delle soluzioni tecniche, per cui mi limiterò a fare delle semplici considerazioni.

Ritengo che si sia fatto un uso eccessivo e distorto dell’espressione “sviluppo sostenibile”, che sia stata utilizzata impropriamente sia nell’ambito politico che economico.

Di conseguenza è necessario che sia fatta maggiore chiarezza sul concetto di sostenibilità e di sviluppo, perché solo dopo aver chiarito il loro vero contenuto si potranno delineare gli elementi costitutivi ed i loro limiti.

Ciò che è certo è che la prospettiva della sostenibilità mette in discussione quello che è stato il nostro modello di sviluppo socio-economico, basato sostanzialmente sul benessere e sulla salute economica, valutati soprattutto in termini di crescita della produzione e dei consumi materiali.

Sono convinta che una società pre-agricola sia preferibile rispetto ad una società sviluppata sulla base del saccheggio delle risorse naturali e dell’inquinamento.

Oggi, abbiamo l’obbligo, sul piano politico ed economico, di occuparci della conservazione e della tutela dell’ambiente in cui viviamo, perché solo in questo modo potremo garantire la sopravvivenza del capitale naturale, prezioso patrimonio che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità.

Il nostro futuro va creato in questo momento attraverso la costruzione di uno sviluppo sostenibile e, quindi, mediante un equo utilizzo dei beni della Terra, unito ad un forte senso di responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Dobbiamo comprendere il valore dei beni naturali, indipendentemente dalla loro dimensione economica, per poi preservarli per le generazioni future.

La soluzione sta nel trovare una via di mezzo fra la sostenibilità debole e quella forte, nel senso che per garantire una legittima crescita ai paesi più poveri si potrebbero, da un lato, sacrificare alcuni beni naturali e, dall’altro, limitare certi stili di produzione e consumo.

Purtroppo trovare quest’equilibrio non è affatto semplice, considerato che gli indici elaborati per stabilire lo sviluppo sostenibile non sono in grado di fornirci un’esatta misura del benessere dell’uomo collocato nella natura.

Il dibattito in materia ambientale si sta sviluppando verso un reciproco riconoscimento della stretta relazione esistente tra l’affermazione dei diritti dell’uomo e la protezione dell’ambiente, che si concretizza nelle seguenti tendenze:

– alla positivizzazione dei diritti, attraverso la ricerca nelle Costituzioni di una esplicita definizione dello statuto giuridico dei diritti dell’uomo;

– all’internazionalizzazione dei diritti, dopo aver constatato l’insufficienza del riconoscimento dei diritti a livello statale;

– alla specificazione dei diritti, con una più concreta e razionale definizione delle situazioni giuridiche soggettive che vengono riconosciute e garantite dalle singole Costituzioni;

– ad accompagnare la positivizzazione dei diritti con efficienti strumenti di tutela giurisdizionale.

Gli schemi tradizionali di tutela dell’ambiente hanno mostrato tutti i loro limiti; la stessa via negoziale ha si è rivelata inefficace, per cui è necessario cercare strade nuove e nuovi criteri.

Potrebbe essere forse una soluzione quella di tentare di trasformare l’assistenza allo sviluppo in investimenti per lo sviluppo.

Si tratterebbe di costituire un unico fondo con gli attuali aiuti allo sviluppo, che ammontano annualmente a circa 50.000 miliardi di vecchie lire.

Basterebbe, quindi, spostare una parte di questa somma di aiuti allo sviluppo verso aiuti all’investimento, allo scopo di avviare una serie di progetti che abbiano le caratteristiche della sostenibilità e siano, allo stesso tempo, vantaggiosi per i paesi investitori.

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