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Cause di responsabilità medica: quali sono le condizioni di procedibilità?

Con la riforma della responsabilità sanitaria operata dalla legge Gelli-Bianco 24/2017 i giudizi in materia di responsabilità medica non possono essere iniziati se prima non è stata tentata una mediazione o svolto un procedimento di consulenza tecnica preventiva.

Non si può far causa immediatamente all’ospedale o al medico: prima é obbligatorio o tentare una mediazione, oppure richiedere un accertamento tecnico preventivo.

Vediamo quindi in cosa consistono queste due condizioni di procedibilità alternative.

La consulenza tecnica preventiva si richiede con un ricorso al Tribunale competente, ossia quello del luogo in cui ha sede l’ospedale o il medico convenuto. Il giudice nominerà un consulente tecnico d’ufficio incaricandolo di redigere una perizia che, in via preliminare, accerterà la sussistenza di un’eventuale colpa medica, tentando la conciliazione tra le parti. Nel caso in cui non si raggiunga un accordo, la perizia sarà comunque uno strumento utile per consentire al paziente danneggiato di valutare con cognizione se convenga o meno intraprendere la vera e propria causa di richiesta danni.

La domanda giudiziale di risarcimento danni, infatti, diviene procedibile non solo se la conciliazione non è riuscita, ma anche se il procedimento di consulenza tecnica preventiva non si è concluso nel termine di 6 mesi.

Un’alternativa a questa procedura è la domanda di mediazione prevista invece dal decreto legislativo 28 del 2010: in questo caso non si tratta di un ricorso in Tribunale, ma di una procedura stragiudiziale che si svolge avanti un mediatore.

Che succede se queste condizioni di procedibilità non vengono rispettate?

Il Giudice assegnerà alle parti un termine di 15 giorni per presentare l’istanza di consulenza tecnica preventiva dinanzi a sé o la domanda di mediazione avanti un mediatore.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 27 settembre 2020

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