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Affidamento condiviso anche per gli amici a 4 zampe

Da anni giace in Parlamento una proposta di legge che vorrebbe introdurre nel codice civile un articolo a regolamentazione dell’affidamento degli animali domestici in caso di separazione o divorzio dei coniugi.

La norma prevederebbe, in caso di separazione dei padroni di un animale domestico, che “il Tribunale – in mancanza di accordo tra le parti – a prescindere dal regime patrimoniale di separazione/comunione dei beni, nonché tralasciando quanto risulti dai documenti anagrafici dell’animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte che è in grado di garantirgli il maggior benessere, sentiti i coniugi, la prole ed eventualmente gli esperti di comportamento animale”.

Il Tribunale dovrà quindi individuare chi, tra le parti in giudizio, riesca a meglio tutelare l’interesse materiale ed affettivo dell’animale: valutato ciò, potrà decidere per l’affidamento condiviso o esclusivo dell’amico a 4 zampe, nonché per la divisione al 50% delle spese per il suo mantenimento, quali pappe, vaccini e veterinario.

Si supera dunque la vecchia concezione che vedeva nell’animale domestico un “bene” della famiglia, un oggetto di proprietà: giustamente oggi la sensibilità comune considera gli amici a 4 zampe come “esseri senzienti” o “persone non umane”.

Il sentire comune diventa così concezione normativa, accolta non solo dalle decisioni dei giudici di tutto il mondo ma anche dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale” proclamata a Parigi presso la sede dell’Unesco nell’ottobre 1978 e sottoscritta da personalità del mondo filosofico, giuridico e scientifico.

Come veri e propri membri della famiglia, anche cani e gatti saranno dunque oggetto di affidamento condiviso o esclusivo in caso di separazione o divorzio dei coniugi.

Articolo pubblicato su ECO DI BIELLA 9 Aprile 2018

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